Yoseikan Aiki Jujitsu

Anticamente si usava l’espressione bugei jûhappan, che significava letteralmente "18 tipi di Arti Marziali": era un modo di dire "tutte le Arti Marziali", che ovviamente non erano solo diciotto, essendo quel numero fittizio e avendo la funzione di indicare tutto quanto l’intelligenza umana poteva concepire nell’arte del combattimento. Lo studio di un samurai non prevedeva la specializzazione in una sola Arte Marziale, al contrario, egli non doveva dimenticare che esisteva una molteplicità di tecniche diverse egli perseguiva lo scopo di proteggersi dal pericolo in qualsiasi situazione. Questa è la mentalità con cui si dovrebbe affrontare lo studio delle Arti Marziali.

Mochizuki Shihan ha appreso diverse Arti Marziali, però la sua base è costituita da Jûdô e Aikidô.

Budo Yoseikan è il metodo da lui creato e contiene l’essenza di diverse Arti Marziali: oltre al Jûdô e Aikidô, Katori Shintoryû ( Kenjitsu Bôjitsu Iaijitsu, ecc…);seguendo il suo programma si possono acquisire automaticamente tutte queste conoscenze. Nel suo metodo di insegnamento egli ha tenuto gran conto il sistema del Jûdô, tanto che è basato anch’esso sul randori,tuttavia non libero come nel Jûdô: mentre chi si difende può utilizzare varie tecniche, senza limiti, l’attacco è stabilito a priori.Nel randori è lo stesso piuttosto difficile concludere perché chi attacca può già prevedere la difesa; per concludere allora è necessario ricorrere alle sutemi waza (tecniche di sacrificio).Per Mochizuki Shihan le sutemi sono di gran lunga le tecniche più efficaci e costituiscono una particolarità del suo sistema.

L’insegnamento del Maestro comprende anche le tecniche di spada, da omote waza (tecniche da mostrare, e quindi inefficaci) ad ura waza (tecniche reali, anticamente tenute segrete e trasmesse solo agli allievi particolari). Tendendo al realismo, anche le tecniche nel corpo a corpo egli spiega le renraku henka waza (tecniche in combinazione e controtecniche): lo Hyôri no kata è stato creato appositamente per l’insegnamento delle tecniche in successione.

Chi si avvicina a questa disciplina, che spazia su una molteplicità di Arti Marziali deve comunque possedere una base sicura, che sia Jûdô, Aikidô o Karatedô. Su queste basi non è difficile aggiungere tecniche diverse. Mochizuki Shihan sostiene che l'importante è si rivolgersi a più Arti Marziali, ma non è necessario (e sarebbe in ogni caso impossibile) approfondirle tutte.

La mia opinione personale a riguardo è che chi studia Arti Marziali non può prescindere dal Jûjitsû, o meglio dalla sua forma moderna,il Jûdô. Fin dall'antichità il Jûjitsû  è considerato la madre delle Arti Marziali. Le tecniche in movimento del Jûjitsû/ Jûdô contribuiscono a creare un fisico forte e a far capire il meccanismo della lotta corpo a corpo: non avendo questa base sarà sempre difficoltoso entrare nell'ordine di idee delle arti marziali in generale. Nel Jûdô, tuttavia, manca il senso della distanza. praticando Budo Yoseikan lo si può acquisire.per esempio con gli esercizi di Kobudô.Naturalmente chiunque abbia praticato una disciplina come Karatedô o Kendô, in cui è previsto il combattimento con la distanza, dovrà completare la propria preparazione studiando tecniche di proiezione cioè corpo a corpo.

Un'altro studio notevole è quello che riguarda l'applicazione di alcune tecniche di Aikidô al Jûdô, impresa difficile ma possibile e comunque in sintonia col progetto ultimo di Mochizuki Shihan, che sarebbe volto all'evoluzione del Jûdô di Kano Shihan,come segno di gratitudine per gli insegnamenti ricevuti.Nel Budo Yoseikan continuerebbe a vivere così, sempre rinnovato,lo spirito del del grande fondatore del Jûdô.

Il programma di Budo Yoseikan inizia con tecniche di corpo a corpo te waza (tecnica di braccia), per poi passare alle jikitai Waza (attacco diretto al corpo); quindi si collega il movimento del corpo a quello di ken (spada) tramite il Kentai icchi no kata;  in seguito si praticano le hjôri no waza (tecniche in successione) per sviluppare la progressione tecnica, utilizzando lo Hjôri no kata; si conclude infine lo studio del combattimento corpo a corpo con le sutemi waza. Naturalmente per applicare le sutemi waza è necessario conoscere la lotta a terra.Per apprendere l'uso di mawai (distanza tra se e l'avversario) si dovrà praticare il Kobudô (ken, spada, , bastone,   iai estrazione della spada) e durante il randori si dovrà anche provare la difesa a mani nude contro un avversario armato.

L'atteggiamento mentale nell'allenamento di Budo Yoseikan è un elemento fondamentale. In un antico libro di strategia del combattimento si sostiene che conoscendo se stessi e il nemico è possibile vincere tutte le battaglie, questo significa che ci si deve rendere conto delle proprie capacità , così come nel confronto con il nemico, si deve essere in grado di valutarne la potenza. Un'altro detto antico recita:     " Dopo la vittoria si comincia a combattere",Il segreto per vincere è imparare a conoscere il punto debole dell'avversario, per portarlo a non essere più in grado di reagire , dopo di che si comincia a combattere; in altre parole, se la strategia è già pronta e tutto è stato calcolato per vincere, si può cominciare la battaglia. Un'altra voce della saggezza antica dice che la vittoria senza combattimento è la più grande:   la vittoria ottenuta utilizzando una tecnica non è la più desiderabile, al contrario, se si riesce a mettere fuori combattimento l'avversario per errore che egli ha commesso,    o con le parole o con un particolare atteggiamento, la vittoria è completa. 

Dai tempi antichi sono giunti sino a noi dieci massime per lo studio delle Arti Marziali: 1) usare gli occhi per vedere e valutare la situazione; 2)capire il momento giusto per muoversi e avere i riflessi pronti per farlo; 3)avere coraggio e sangue freddo; 4)avere forza fisica; 5) avere spirito di combattimento; 6)usare la strategia; 7)avere elasticità mentale; 8) essere corretti e usare il buon senso; 9)seguire la logica e la Razionalità; 10)allenarsi adeguatamente. Tali regole, pur essendo formulate in questa maniera, formano un tutt'uno e costituiscono anche la definizione del giusto atteggiamento mentale per la difesa.